Quarant’anni

3 settembre 2017

Stiamo festeggiando mio fratello Emiliano, fa quarant’anni. I primi quarant’anni (si dice così ma non ho mai capito il perché, come se ce ne fossero altri). Mio padre interrompe la festa ed il momento gioioso.

– Che state a fa?
– A Papà che voi?
– Che vojo? Vojo sape’ che state a fa.
– Stamo a festeggia’ Emiliano.
– E io?
– Eh, e te? Se lo chiedemo tutti. Potevi rimane’ qua.
– Ma che pensi che è stata una scelta mia?
– Boh?
– Ecco te tolgo i dubbi: no. Nun ho scelto io. Avrei scelto de resta’
– Va beh che voi, c’avemo da fa.
– Dije intanto che nun c’è niente da piagne. Che noi qua dar televisore li vedemo.
– E va beh loro te sentono. Poi?
– Quarant’anni… Deggià?
– Eh quando sei morto…
– Ao’ ma come te permetti, so’ pur sempre tu padre.
– Va beh quando te ne sei andato.
– In una mongolfiera GialloRossa
– Sì, in una mongolfiera giallorossa.
– Ecco, bravo.
– Va beh quando te ne sei andato ce m’aveva 38. L’anni passano eh. E pure con grande fatica.
– È vero ne sono passati due.
– Due anni sette mesi e due giorni. Un sacco, un botto de giorni, una cifra de notti e tantissimi infiniti secondi.
– Quindi 40. Ammazza è un bel traguardo. Vedi lui che festeggia al contrario tuo. Dovresti prende spunto da lui, che oggi ce sei domani chissà.
– Ammazza, sei diventato un cabarettista eh.
– Va beh era un esempio un modo de di’ che diceva sempre tu’ nonna. Pe’ di’ che comunque 40 so’tanti. Il mio migliore amico fa 40 anni, mi’ fjio più grande, er primo. Era bello con i capelli lunghi con un sorriso smagliante. Era. Però comunque è rimasto bello eh, il gene dei giacinti è proprio fatto bene. Quarant’anni non ce posso pensa quanto è passato da quel primo strilletto, da quella clinica piena de umidità al centro de Roma. Quarant’anni fa.
– Sì papà, e pensa che fra un pochetto, fra una ventina d’anni te raggiunge pure. Pensa come è curiosa la vita. Tu fjio fra una ventina d’anni diventa più grosso de te. E farà strano chiamatte papà. Pensa che se mai me dovreste rincontra’ lui c’avrai la barba bianca r magari c’avra 92 anni e te trenta de meno. Se ce pensi altri venti te lo potevi fa a occhi chiusi eh, almeno giusto per godersi un minimo di pensione. E invece te sei fatto tutto sto bucio de culo e niente, manco un giorno. Che stronzi eh. Ah, a proposito al gestore je l’hai detto che me sta sur cazzo?
– Simo’
– Eh, che c’è?
– Sta qua co’ me.
– Sempre stronzo è, almeno secondo me. Però va beh se sta la dije che magari co’ mamma facesse una ventina d’anni in più. Mica tanti. Sempre che rimane savia eh. Perché se ce se rincojonisce la vedo brutta.
– Falla smette de piagne che altrimenti la raccoje mi adesso per mancanza de liquidi in corpo.
– A papà c’avemo da fa.
– Sì scusa era solo per fargli l’auguri.
– Vai.
– Auguri Emi, auguri da me e da tutta sta schiera de parenti. Auguri da Nonno Venanzio, nonno Renato, Nonna Mimma, Zia Emanuela e Zio Fernando, Bebbina, Giuliano, Tiziano,
– Sì i Santi Tommaso e Zaccaria.
– Va beh la lista è lunga.
– Va beh ma mica ce la vorrai fa tutta.
– No no, va beh te dedico una canzone. Attacca sor mae’

(C’era un ragazzo che come me)⁠⁠⁠⁠

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Quarant’anni

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